lunedì 6 agosto 2012

Rifugio Giacoletti dal Pian del Re (Cn).

Penultimo week end prima della partenza delle nostre vacanze (del quale parlerò sicuramente al rientro…aspettatevi un post lunghissimo e pieno di foto) questo fine settimana l’aveva programmato da un paio di mesi Nico, felice di poter ritornare nel cuneese nei pressi del Monviso, se ci penso bene quasi 8 anni fa provammo a fare l’ascesa al Monviso mancava poco alla vetta ma il tempo prometteva fulmini e saette, non rischiammo, lui è sempre lì e noi prima o poi riusciremo ad andar su. Non bisogna sfidare la natura ma portarle rispetto.

Il nostro giro incomincia venerdì mattina, partenza da casa, rientro dopo mezz’ora perchè mi ero dimenticata gli scarponi…classica domanda: “hai preso gli scarponi?”  io: “umm non li hai presi tu?” risposta “ahaiohausfhcauhfialn” rientro a casa e ripartenza, ritardo sulla tabella di marcia 1h , Nico felicissimo, felice come quando ti schiacci un dito chiudendo la porta di casa…

Comunque si riparte, destinazione Pian del Re.

Dopo Saluzzo comincio ad aver fame, a Paesana rischio di mangiarmi lo sterzo dell’auto quindi insisto per fermarci in una panetteria, ho gli occhi famelici, iniettati di sangue e la lingua fuori dalla bocca…Nico cede, entriamo in un paesino, Calcinere, salendo al pian de Re si trova a destra a 8 km da Crissolo, stradina che man mano si riduce a una corsia, sulla destra c’è un ristorante e sulla sinistra una panetteria, di quelle vecchie con l’insegna sopra la porta e la tenda per non far entrare le mosche, l’unico segno che il tempo è quello del 21 secolo, il tappeto per entrare, in Vibram (d’altronde siamo in montagna). Entriamo speranzosi di trovare una mega leccarda piena di pizza bianca o una di margherita, nada, davanti a noi stagere (ripiani) piene di filoni di pane , sulla sinistra un ripiano basso pieno di:

baci di dama tutti al cioccolato,

anicini,

torcetti di due tipi diversi,

paste di meliga (saranno state almeno 200);

una ciambella dolce;

altri biscotti al cioccolato;

gallette per la colazione.

Stavo per svenire, durante la marcia avevo deciso che non avrei mangiato dolci…seeeeeeeeee allora se mi metti davanti una scelta del genere come faccio a  dir di no?

Nicola ha preso un filone di pane e io una manciata tra paste di meliga e torcetti, €4,50 non proprio economico direi. Comunque uscita dalla panetteria ho addentato la prima pasta di meliga prima di arrivare alla macchina (2 metri) oddio burro con farina di mais, una roba da libidine, i torcetti buoni ma non la fine del mondo, il pane ottimo cotto nel forno a legna, vi lascio l’indirizzo ve lo consiglio vivamente:

Panetteria Garzino Fr. Calcinere 35 Paesana (Cn) tel 0175/94152

Non è economica ma è veramente meritevole.

Visto che il mio stomaco era pieno abbiamo potuto proseguire per Crissolo e poi per il Pian della Regina e proseguire per il Pian del Re, dal Pian della Regina si può arrivare a quello del Re con due ore di cammino, noi siamo saliti in macchina, avevamo l’attrezzatura d’arrampicata e la roba per tre giorni dietro, ok che ci piace andare in montagna ma proprio autoflagellarci no!

Come abitudine tolgo dalla custodia Eve per fare la prima foto, la accendo...memoria piena...nooooooooooooooo ho dimenticato la micro sd nel pc, ovviamente Nico non ha preso la macchina fotografica, però ho un lampo di genio, stacco il telefono e prendo quella micro sd...siamo salvi!!!



Arrivati al Pian del Re ((2020 m)abbiamo lasciato la macchina (parcheggio a pagamento), ci siamo cambiati le scarpe e messi i due piombi, ops zaini in spalla, destinazione Rifugio Giacoletti (2741 m ) la giornata era bella ma le previsioni davano brutto per il tardo pomeriggio.



Ci siamo incamminati baldanzosi superando i merenderos che andavano a vedere la sorgente del Po e il lago Fiorenza appena sopra. Mi ha fatto ridere un papà che diceva al figlio “vedi, quelle sono le corde per arrampicare, loro vanno sulla roccia” e io pensavo “ sì siamo due pirla che si portano uno zaino da 15-20 kg per 700 metri per poi andare a faticare ancora a scalare…” in ogni caso abbiamo passato il lago Fiorenza indenni, sarà che è in piano?



Mentre salivamo per il sentiero chiedo a Nico se ci fermiamo un attimino a bere, lui mi risponde candido “non abbiamo acqua la prendiamo alla sorgente del Po.” Punto primo, noi partiamo sempre con almeno un litro d’acqua a testa, punto secondo Nico, ca@@o, la sorgente del Po era al Pian del Re!! Ci siamo passati a fianco, sai dove tutti facevano le foto???Era lì!Faccia di sale di Nico…ok si prosegue senz’acqua…d’altronde l’ho scelto e me lo tengo così.



Abbiamo poi cominciato a salire su un sentiero abbastanza agevole insieme a miliardi di zanzare tigre, mi chiedevo come facessero a sopravvivere a 2000m comunque c’erano ed erano agguerrite,  ho capito solo dopo aver letto una guida il perchè di tante zanzare, il Pian del Re è una di quelle poche zone in cui ci c'è una torbiera relitta, è quindi una zona umida, un po' come il Pian del Nivolet, per rimanere sempre in Piemonte, noi non abbiamo visto la salamandra ma abbiamo sentito la fame delle zanzare!

La sete persisteva, haimè! Io ero pronta a gettarmi nel lago a modi cane e bere, Nico non ha voluto…vabbeh, fortunatamente sul sentiero della morena troviamo una sorgente(segnalata di rosso sulla roccia e con tubo di canalizzazione), acqua di montagna, gelata e senza sali, puoi berne 14 ettolitri ed avere ancora sete, comunque va bene, si riempie la borraccia, si attacca il pane e qualche zenzero candito e si riprende la salita, si sale, si sale, si sale e, si arriva a un bivio, noi saliamo e incontriamo solo gente che scende (e questo dovrebbe farci pensare….ma noi imperterriti saliamo come due stambecchi…stambecchi stanchi e vecchi però).



Gira che ti gira sto sentiero sale e sullo zaino sembra che ci sia seduto un uomo di 1 quintale! Dopo aver capito che effettivamente Nico mi vuol far fuori gliel’ho detto, ho anche argomentato bene tra l’altro: quest’anno come prima uscita voleva farmi fare 1300 m di dislivello, ma io a 1100 stavo spuntando l’anima e ci siamo fermati (bivacco Sigot), poi partiamo per questo sentiero senz’acqua, portando sulle spalle un peso non indifferente, ok far sport ma così è tentato omicidio!!!





In ogni caso vedo qualcosa muovere tra le rocce, una marmotta!!!Amen qualcosa di diverso dai soliti bipedi! Bella e curiosa è una marmotta giovane che ci segue con lo sguardo, faccio in tempo a fargli qualche foto e fischia, porca paletta ci ha assordati, il fischio in realtà assomiglia a uno squittio ma sembra dato dalle corde vocali non da un sibilo. Dopo aver fischiato pensavamo andasse nella sua tana, naaaa era curiosa si è alzata sulle zampe posteriori e ci ha guardato e fischiato (era un apprezzamento il suo?) alla fine ce ne siamo andati noi.



E così arriviamo qui ( a voi non sembra la testa di rospo???) :



e chi si vede???



Camosci! Da notare il primo a sinistra...non ho mica capito com'era messo aveva una zampa sollevata, salutava?



Arrivati al rifugio Nico voleva comprarmi con un pezzo di crostata ai mirtilli…a volte è ingenuo, un pezzo solo? In ogni caso mi convince ad andare ad arrampicare nella palestra di roccia lì vicino, d’altronde era quello che voleva fare, io ero stravolta. Dopo appena mezz’ora arriva il gruppo del Cai con il quale eravamo, per cui ritorniamo al rifugio e prendiamo posto nel dormitorio.

Il rifugio è piccino in realtà diciamo che ci sono 50 posti a dormire di cui dieci in piccionaia, i nostri posti dove sono??? Esatto piccionaia, dopo 700 metri di salita con uno zaino praticamente vivo che si muove a ogni passo dobbiamo salire una scala a pioli (fortunatamente agganciata con corda) e dormire su dei materassini di 70 cm di larghezza io ovviamente ho anche una trave a venti cm dalla testa…mi sembra giusto!

La nota positiva è che si mangia bene e le portate sono davvero generose, il che in montagna proprio non guasta.

Al mattino mi son fiondata giù dal materassino con un mal di schiena improponibile, ho preso Eve e sono uscita per due motivi, fondamentali :



gli stambecchi vengono fino a 5 metri dalla porta del Giacoletti perchè i ragazzi del rifugio mettono il sale sulle rocce e loro vengono a leccarlo, golosi!

E il secondo motivo è:



A sinistra in basso il Viso Mozzo e in alto a destra sua Maestà il Monviso (si nota dalla foto che siamo a livello neve? Immaginate il freddo!).

Il sabato è stata una giornata strana il tempo è stato un po' incerto, il ns programma prevedeva una via di 13 tiri, dimensione quarto, ma al secondo tiro Nicola ha insistito per scendere, in primis perchè avevamo uno zaino che anche a portarlo da secondi c'era da morire di fatica e poi, il tempo era molto incerto e con tutto il ferrame che avevamo addosso prendersi un fulmine è un attimo, in più la via non era molto intuitiva, al primo tiro Nico è uscito dalla via di un bel po' e nel secondo aperto da me mi è presa una strizza paura (che poi ho fortunatamente contrastato ma che per almeno due minuti buoni mi ha bloccata), così siamo rientrati insieme a un'altra cordata anch'essa spaventata dal fatto che le vie non fossero per niente intuitive e che quindi ci si sarebbe messo molto più tempo sfidando la sorte con un meteo in peggioramento.

La domenica c'era la festa al rifugio, cuociono ben 60 kg di costine di carne di maiale tutte interamente portate a spalle, vi ricordo sempre i 700 m di dislivello...comunque noi alle 8 eravamo già con i nostri zaini in spalla, volevamo fare il sentiero del postino in pratica saremmo scesi di un 300 metri per poi risalire altri 400 per poi ridiscendere al Pian del Re, ma eravamo in gruppo e tra Nico che si era aperto una caviglia arrampicando, gli zaini pesantissimi e due donne che per scendere il sentiero su roccia morenica e ruscello hanno tirato giù tutti i santi del paradiso chiedendo anche in prestito quelli nelle altre lingue, abbiamo dovuto desistere,a me ispirava e parecchio, andremo a farlo senza tutto quel peso sulle spalle, da soli, un'altra volta.

La discesa è stata gradevolmente accompagnata dal concerto sinfonico che ogni anno si tiene al Pian del Re.

E ora, la sorgente del Po...l'ho portato a vederla!



Non c'entra una cippa lippa sta foto ma ho dovuto fare questa foto a una macchina nel parcheggio al Pian del Re:



Credo che questo sarà il mio ultimo post del mese di agosto, ci rivediamo a settembre, spero di potervi raccontare le meravigliose vacanze che ci aspettano.

Namastè!

lunedì 30 luglio 2012

Friselle home made.

Se c' è un alimento che mi ricorda l'estate sono le friselle, mia madre me le faceva sempre in luglio, belle croccanti e saporite, quindi per me si mangiano sempre quando fa caldo, le ho comprate qualche giorno fa e non mi hanno dato la giusta soddisfazione, alla fine erano troppo molli e a me non piacciono, devono essere consistenti e durette. Quindi ho deciso di provare, avevo Fosca Li.co.li in quantità e dovevo rinfrescarla un po', avevo voglia di impastare.

Così sono andata sul blog di Ornella e ho copiato la ricetta, mi parevano bellissime le sue e, come al solito, sono venute perfette anche con un paio di modifiche, sì perchè, se io decido che devo far qualcosa guardo la ricetta e mi assicuro di avere tutto...seeeeeee il più delle volte mi manca sempre qualcosa e rimedio sostituendo e pregando che venga tutto buono lo stesso.



La ricetta di Ornella prevedeva per 14 friselle:

300 g farina di forza, io ho usato la manitoba;

250 g di licoli rinfrescato due volte, io l'ho rinfrescato solo una;

200 g di siero o latte, io 100 g di acqua (il latte mancava all'appello);

40 g di semola;

1 cucchiaino raso di sale;

1 cucchiaino di malto (mia modifica);

50 g olio, io un cucchiaio abbondante.

Impastare energicamente l'impasto per una decina di minuti, sinchè non si incorda sul gancio dell'impastatrice. Lasciar lievitare   per un'ora in un luogo tiepido.

Dividere l'impasto in palline da 60 g, io da 100 g e formare dei cordoni da chiudere, come se fosse una ciambella, lasciar riposare 3 h. Io al termine delle tre ore ho guardato le mie forse friselle e ho visto che non erano minimamente lievitate, dovevo uscire e le ho lasciate coperte dal canovaccio.  A me ne sono uscite 7.

Essendo tornata lievemente tardi non ho nemmeno minimamente pensato di cuocere le friselle nel cuore della notte, le ho lasciate lì e le ho cotte dopo ben 18 h di lievitazione, se lo avessi fatto con il lievito di birra potevo buttare tutto, con il li.co.li invece la lievitazione era perfetta, le ho messe sulla placca del forno e ho acceso il forno al massimo, ho infornato e ho abbassato subito a 180°C le ho lasciate cuocere per 20 minuti.

Ustionandomi, le ho tagliate a metà e le ho messe sulla stessa placca da forno rimettendole nel forno per farle seccare per 15 minuti.

Una volta fredde, ne ho immerse due metà a testa in acqua, le ho tirate su quasi subito per paura che diventassero tropo molli e le ho condite con pomodorini camone, basilico, cipolline, tonno, pinoli e olive, ottime, piccoline ma ottime.



Note:

  • le mie friselle non hanno il buco centrale, quindi il consiglio è di fare un grissino lungo 15 cm più o meno e chiuderlo a ciambella, io le ho fatti troppo corti e alla fine in fase di lievitazione i buchi si sono occlusi, buone lo stesso ma la forma non è quella giusta!

  • vanno immerse nell'acqua un po' di più di quelle comprate.

martedì 24 luglio 2012

Riso venere con zucchine e platessa.

Per una serie di motivi, tra cui spicca la paura, ho sempre evitato di fare gli esami del sangue, l'idea non mi piaceva e una delle ultime volte mi hanno lasciato un cratere al posto del foro nel braccio, in più sono molto sensibile alla vista del sangue, è imbarazzante il mio modo di curarmi quando mi taglio.

In ogni caso dopo svariati anni e non dirò nemmeno sotto tortura quanti, mi sono decisa. Dopo 20 g di training autogeno venerdì ero pronta, prontissima,mi alzo, bevo solo un po' d'acqua,  mi vesto e prima di uscire di casa tolgo il mio libro dalla borsa /valigia ed esco, mentre chiudo mi ricordo che potrei svenire dopo il prelievo, quindi prendo un contenitore con 5 biscotti dentro. Dovendo poi andare a lavorare decido di prendere il treno prima, un quarto d'ora prima. Arrivo a metà strada dalla stazione e ... "ma porca pupazza le ricette per le analisi sono dentro il libro!!!" , ho un momento di nervoso folle/sollievo, tra l'altro se tornassi indietro perderei anche il solito treno. Quindi con la carogna decido di mangiarmi tutti i biscotti dicendomi che lunedì sarei andata.

W-e a stecchetto, vuoi mica che mi trovino il colesterolo alto o la glicemia alle stelle?

Quindi lunedì? Lunedì alle 4 mi sveglio con lo stomaco contratto dalla fame...si comincia bene accidenti, mi chiedo come  farò fino almeno le 8, mi alzo con una fame da lupi ed esco di corsa per non addentarmi il vaso di fiori, vado a prendere il treno prima e...prendo due treni prima perchè quello che in teoria avrei voluto prendere passa dopo di quello in ritardo di 20 minuti, quindi nello stesso orario dovrebbero passarne due ma la legge del pendolare dice:  "prendi il primo treno che passa, seppur in ritardo perchè non sai se quello dopo passerà" quindi assiepati come sardine siamo saliti tutti e, naturalmente, sono riuscita a sedermi.

Arriviamo in stazione e mentre scendiamo annunciano l'arrivo del treno dopo...legge di Murpy??

Arrivo nel laboratorio già lievemente incavolata, le motivazioni sono due, una è che vado "spontaneamente " a farmi fare un prelievo e in secondo luogo so già che troverò assiepati dall'alba una marea di pensionati che non hanno sonno e si alzano prestissimo (io avevo sonno e avrei preferito dormire), invece? Invece no, c'è una ragazza che mi chiede cosa devo fare e mi da le indicazioni, aspetto il mio turno in saletta e quando mi chiamano vado a pagare, tra l'altro la ragazza al di là dello sportello è anche simpatica, mi fa pagare e mi dice dove devo andare, 1 piano. Ok, roger vado. Arrivo su con un po' di ansia e mi aspetta l'infermiera che mi porta in sala prelievi, oddio non ero preparata per farlo subito!

Mi fa sedere e mi dice anche che ho un po' di provette da riempire...bon ero quasi tranquilla prima...quasi, comunque lei è graziosa e sorride ne nasce una chiacchiera di 2 minuti del tipo:

io: lei è buona oggi vero? (tipica domanda da stress nervoso/paura)

lei: io sono sempre buona e sfoggia un sorriso raggiante (e io penso, certo tanto a me lo infili l'ago!!!)

io : sappia che ho una paura folle.

lei : ma no stia tranquilla,  però che ha un sacco di esami quindi durerà un po'. (ok pressione a mille, l'avrà fatto apposta?)

Intanto mi gira il braccio e mi mette il laccio emostatico.

io : ok, mi prosciuga 6 l di sangue anche se in corpo ne ho solo 5?

lei : ma no, cmq si giri dall'altra parte se le da noia.

io: ok

lei: sentirà la puntura ora.

Punge, facciamo due chiacchiere ma dico due di numero e :

lei: ho finito, metta il dito qui sul cotone.

Io con aria imbecille/incredula metto il dito dove mi dice, lei si gira un attimo a guardare la collega e mi scoccia il dito della mano sinistra sul braccio destro.

La guardo e scoppio a ridere, "Scusi non è che mi fa togliere il dito, la vedo dura andare a lavorare così" ok, pensate tre imbecilli che ridono in una sala prelievi...eccoci!

Comunque in meno di due minuti sono entrata e uscita dalla saletta, mi sono seduta e mi son mangiata uno zenzero candito, cominciavo a vedere i puffi saltare le pecore lilla, nella sala da sola perchè la gente arrivava, prelievo e andava via, io son stata l'unica a fermarmi un po' perchè mi tremavano le gambe...si lo so sono vergognosa!Però ce l'ho fatta e poi che figo mi arriveranno le analisi direttamente nella casella di posta, evoluti!!!!

E ora la ricetta, l'ho pensata mentre facevamo il sentiero dopo aver arrampicato, lo dico sempre che il moto fa bene!




Ingredienti per 3 persone:

280 g di riso venere;

2 filetti di platessa o di merluzzo;

qualche cucchiaio di passata di pomodoro;

due o tre capperi;

1 acciuga;

2 o 3 zucchine a seconda delle dimensioni.

Lavare e mondare le zucchine tagliandole a cubetti non troppo piccoli, cuocerli semplicemente in una padella antiaderente in cui avete scaldato un filo d'olio, coprire per una decina di minuti lasciando un fuoco medio sotto, rigirare spesso, io le faccio saltare per non rompere le zucchine, farle dorare a piacere a fuoco vivo e a pentola scoperta per gli ultimi minuti.

Intanto lessare il riso in abbondante acqua salata.



In un altra pentola scaldare un filo d'olio e della passata di pomodoro in cui aggiungerete l'acciuga e i capperi, per ultima la platessa  (la mia era congelata) cuocere bene e alla fine rompere i filetti, sminuzzandoli.

Aggiungere al riso sia la platessa sia le zucchine, aggiungendo un filo d'olio, tiepido da il meglio di sè.

Note:

  • se avessi usato il merluzzo sarebbe sicuramente stato più saporito, probabilmente ci sarebbero state benissimo anche le vongole ma stranamente nel freezer non le ho viste.

lunedì 9 luglio 2012

Rifugio Levi Molinari, bivacco Sigot, Val Susa.

Week end interessante, mi è stato proposto dalla mastra yogica un w-e all’insegna dello yoga, il tema era “in to the wild” giusto per essere proprio selvaggi ci siamo portati anche le tende, per cui quasi tutta la compagnia yogica presente dormiva in tenda, l’altra attività era danza del ventre ma loro, erano tutte dentro il rifugio…noi sì che siamo veri esploratori. Il ritrovo era alle 11,30…io e Nico ci siamo alzati presto ma all’ultimo si è aggiunto un impegno inaspettato che ci ha fatto tardare nella partenza di un’ora e mezza.

Il rifugio Levi Molinari si trova in alta Val Susa, percorrendo la SS24 si supera Exilles e si arriva ai tornanti di Susa, si gira a destra di 90° gradi  (tornante stretto e forte pendenza)  rispetto alla strada statale per Eclause, al primo bivio si gira nuovamente a destra con tornante stretto, si prosegue per una strada a carreggiata ridotta in cui ci si scambia con un minimo di attenzione, si passa una colonia, e si arriva a un altro bivio, a destra per il paesino, dove finisce la strada e a sinistra (con tornante stretto) per il nostro rifugio. Faccio una piccola premessa, la strada è stretta, ci passa una macchina per volta, ci si scambia solo in alcuni punti, sarebbe buona norma suonare il clacson e non fare rally per la strada, normalmente si trova pochissima gente a scendere a metà giornata e molta verso le 17…tenetelo presente, noi abbiamo trovato solo un sidecar!

Tolto questa piccola parentesi si arriva a fine strada asfaltata e sulla sinistra si apre un bello spiazzo dove si possono parcheggiare una dozzina di auto, chi se la sente può proseguire per la strada sterrata (un po’ dissestata ma con attenzione si può arrivare bene) in ogni caso dal primo spiazzo ci saranno 600 m di camminata per arrivare al rifugio.

Noi, carichi come ciuchi ci siam portati tenda e tutto quello che ci sarebbe servito, ramponi, ghette, bastoncini, scarponi,tappeto di yoga…già perché appena arrivati e approntato la tenda io mi sono fiondata a fare yoga, hata yoga. Ok, oggi, posso dire che non è stata una bella idea ma sabato ero tutta felice, già domenica mattina avevo capito che gli addominali laterali e i bicipiti non avevano apprezzato. Tolto questo abbiamo fatto un’ottima cena con dell’ottimo vino e tutti a nanna, il mattino dopo qualcuno avrebbe fatto ashtanga yoga, ma Nico aveva deciso di andare in montagna e , vedendo il cielo, non c’è l’ho fatta a lasciarlo andare da solo.

Colazione, in cui pensavo di mangiarmi anche le gambe del tavolo e partenza per le 8,30, destinazione Sommelier.



Il rifugio Levi Molinari si Trova a 1850 m s.l.m. si possono fare molti itinerari, più o meno impegnativi, Nico per la ns prima uscita pensava di andare al Sommellier 3.333 m ( ovviamente a me non ha detto nulla...).

Clicca per : Veduta sopra il Rifugio Levi Molinari.

Ci incamminiamo per il sentiero con un caldo soffocante poichè nella notte aveva piovuto e con il sole caldo del mattino c'era da sudare sette camicie e ottanta canotte, comunque rotto il fiato siam saliti tranquilli, siamo arrivati al Lago delle monache, un luogo davvero bello in cui si trovano due laghetti insignificanti e ancora tanta neve,ci siamo avvicinati al rudere prendendo un sentiero laterale (intanto il mio stomaco reclamava cibo, per cui ci sarebbe stata una sosta comunque) e qui cosa abbiamo visto? Un branco di camosci con i cuccioli, Nico ben sa che io vado in montagna per poche ma forti ragioni, amo la natura e mi piace viverla a piedi, godermela con calma, adoro gli animali, tutti, sia domestici, sia selvatici, quelli di montagna mi danno maggiore soddisfazione perchè li puoi incontrare solo se hai un passo leggero, sei educato e non hai fretta, per cui incontrarli mi apre sempre il cuore e mi da la forza per affrontare la fatica della salita.

Ed ora ecco a voi i camosci, il branco era numeroso e con tanti cuccioli.


La mia Eve ha solo un 7x per cui le mie foto non sono meravigliose quando i soggetti da fotografare son distanti, questo è il caso, aspetterò le foto di Nico, lui ha una macchina più performante! Comunque questo non mi  ha fermato e ho scattato tantissimo.



La veduta del Lago delle Monache:



Abbiamo ripreso il cammino dopo esserci adeguatamente rinfocillati (io ho sempre fame, figuriamoci in montagna!) durante la salita abbiamo incontrato due stambecchi che ci guardavano stupiti, sarà stata la mia maglia di pile verde fosforescente? Mah non credo, loro non vedono i colori, comunque li abbiamo fotografati per un buon 5 minuti, poi Nicola ha preso la pala meccanica e mi ha spiantato da dove mi ero messa per fargli e foto. In effetti il mio problema è che quando vedo un animale generalmente cerco di avvicinarmi e toccarlo se è domestico oppure lo avvicino e lo fotografo in ogni posizione se è un selvatico, si chiama sindrome da giapponese compulsivo.

Ora guardate le foto e individuate...



Tenete presente che noi eravamo sul sentiero, li abbiamo visti solo perchè hanno fatto rumore.



Cammina cammina ne vediamo un altro che attraversa un nevaio sopra di noi e altre coppie sedute qua e là tranquille, d'altronde davanti a noi c'è solo un altra coppia ma ha un'ora di vantaggio rispetto, per cui gli animali non si scompongono nemmeno tanto e continuano a brucare e riposarsi tranquilli.



L'arrivo al Sigot, amen non ce la facevo più, giuro gli ultimi 100 m di dislivello ero morta, oltretutto c'era un vento freddo che ci ha costretti a vestirci e nel mio caso a mettermi il cappello di pile (si si ho detto pile, windstopper oltretutto, quello che uso in inverno per sciare!).

Veduta dal Sigot, nebbia permettendo!



Nico abbandona l'idea di andare al Sommelier perchè bastava vedermi in faccia per capire che avrei potuto bivaccare lì dov'eravamo, tant'evvero che il bivacco è molto pulito, ordinato e non è per niente umido, infatti è tutto legno, anche fuori, solo che è verniciato di rosso. Putroppo si vede poco perchè è tutto avvolto dalla nebbia ma il posto vale la pena di tanta fatica e forse con un po' più di allenamento me lo sarei goduto senz'altro di più.

Il rientro è stato favoloso, abbiamo trovato altri animali, stambecchi in quantità, lo spettacolo è stato vederli giocare e correre ma anche trovare un branco di 9 stambecchi proprio a fianco del sentiero, ho fatto non so quante foto perchè non so se avrò la fortuna di trovare un branco così bello con esemplari adulti/ vecchi e giovani così tranquillo e pacifico, siamo rimasti almeno 10 minuti a far foto. La sostanziale differenza tra noi e loro è che noi avevamo la macchina fotografica, ci guardavano con curiosità e ci hanno guardati mentre andavamo via, insomma non si capiva chi fosse più curioso.

Vi lascio il video, se no caricavo 1000 foto in questo post:

Camosci in relax

scusate il video non è bellissimo ma la macchina non sapeva bene come correggere il colore e il tempo era tra il nebbioso, nuvoloso, soleggiato, insomma un bel caos per lei.

 





Poi però siam proprio dovuti andar via, a me sembrava gli dispiacesse, ci seguiva con lo guardo:



Tra l'altro siamo riusciti a intravedere anche una marmotta, l'unica ,ma ovviamente non son riuscita a fotografarla.

Per ultima vi presento una pianta che a me piace tantissimo, una bulbosa, la Nigritella nigra, è una pianta protetta ma ha una qualità che a me piace tanto, se la annusate sa di cioccolato!



All'arrivo al rifugio abbiamo smontato la tenda, rifatto gli zaini e via a prendere l'auto e poi cristonare con chi saliva (strada stretta ricordate?) ecco io mi chiedo, ma perchè merenderos schifoso devi venire in montagna sin  dove la macchina ti porta alle 5 del pomeriggio quando normalmente si scende?Io credo che a un certo punto abbiano fatto inversione di marcia perchè il flusso di macchine in discesa era molto più numeroso di quelle in salita. Merenderos che leggi (spero di no) sappi che dalla montagna si scende verso sera, diciamo dopo le 16, per cui  cerca di non salire alle 17 della domenica con fuoristrada o peggio con macchinoni bassi, sappi che rimani incastrato, perchè se è vero che la precedenza ce l'ha chi sale se siete in 15 a salire e 50 a scendere tu stai fermo e gli altri si muovono, punto secondo quando prendi una strada stretta che sale appura dove va a finire e non chiedere a chi scende se è giusto salire di lì.

In ogni caso il w-e è stato meraviglioso, oggi ho male a tutti i muscoli ma son soddisfatta, spero che il post vi sia piaciuto, ci ho messo un po' a allestirlo e avrei voluto mettere tantissime altre foto, tutte quelle che sono qui mi hanno emozionato quando le ho scattate e mi emozionano anche ora nel rivederle, spero vi passino un po' dell'energia che mi hanno donato.

Quest'anno mi auguro di poter postare molti giretti montani e spero di potervi stupire con le mie vacanze estive.

Alla prossima.

venerdì 29 giugno 2012

Creazione del Li.co.li.

Dopo tante cure ho cominciato a interessarmi al lievito liquido, per un paio di motivi:

  1. la pasta madre solida richiede troppe attenzioni, più di quelle che riesco a darle;

  2. i carboidrati ingrassano e se ogni volta che rinfresco devo panificare divento una botte in un mese (questa è una palese scusa);

  3. con la pm liquida si rinfresca molto più raramente e molto più in fretta;

  4. Fosca liquida non acidifica...bella manna per me (la mia ragione principale, dovrei chiedermi perchè l'ho messa al fondo)!

Ok, vi ho elencato i pro e i contro? Per ora non ne ho ancora trovati. Ho visto qui la conversione, Ornella è una delle prime blogger che ho seguito, questa cosa del li.co.li. (acronimo di Lievito in Coltura Liquida) mi incuriosiva parecchio ma allora non avevo una cucina tutta mia e non avrei potuto panificare a piacimento, la cosa mi era sfuggita fino a  quando non ho avuto Fosca e mi son resa conto delle mie difficoltà nel rinfrescarla, quindi ho seguito a spanna il procedimento di Ornella, dico a spanna perché ho cominciato il sabato e ho finito il lunedì sera saltando diversi passaggi.

Devo esser sincera, proprio perché sapevo che avrei saltato dei passaggi ho rinfrescato Fosca solida e l’ho comunque lasciata in frigo, perché non sapevo se la cosa sarebbe andata a buon fine.

Il procedimento di Ornella ha il pregio di essere ben spiegato, facile e usa pochissima pm, in pratica io ho usato l’eccedenza del rinfresco precedente. Al massimo, mi son detta, spreco poco, in pratica…è stato un successo!

Tenete conto che io ho fatto tutti i rinfreschi con la farina manitoba, in questi due blog di riferimento, qui e qui, si capisce che devo idratare la mia Fosca al 130%, chi usa la farina "0" o "00" deve rinfrescare solo fino al 100%, per i dubbi vi rimando da Anna, io rimango basita quando leggo le sue spiegazioni e la sua conoscenza in materia. Tenete conto che ogni pasta madre è diversa e ogni ambiente in cui operiamo è diverso, adattate le mie indicazioni alla vs condizione, se il licoli che state creando risulta un po' duretto all'inizio non usate le fruste ma il cucchiaio.

Preparatevi a un post lungo..

Sabato, 1° giorno, ore 13.

10g di Fosca (pasta madre) + 10 g di farina manitoba + 6 g di acqua (60% di idratazione)

impastare a mano e mettere in un bicchiere (dovrebbe lievitare 8 ore ogni volta  ma io non ero mai in casa...)  lasciar lievitare fuori frigo.




ore 20,30

25 g di Fosca + 25 g di manitoba + 18 g di acqua (70% di idratazione)

ho impastato con l'aiuto di un cucchiaio e rimesso nel bicchiere (pulito) a lievitare fuori frigo.


Domenica, 2° giorno, ore 7,30

60 g di coltura + 60 g di manitoba + 48 g di acqua (80% di idratazione)

ho mescolato con la frusta elettrica e messo in un barattolo pulito,più grande (350ml circa)  l'ho chiuso col tappo e  ho lasciato lievitare sempre fuori dal frigo.

ore 21

100 g di Fosca + 100 g di manitoba +90 g acqua (90% di idratazione)

come al solito ho mescolato con la frusta elettrica e ho lasciato lievitare fuori dal frigo, vi consiglio un barattolo più grande di 350 ml e, come al solito, pulito.


 Lunedì ,3° giorno, h7.00

50 g di pasta madre + 50 g di manitoba + 50 g di acqua (100% di idratazione)

da lasciar lievitare in frigo 8 ore.

 h 21.00

50g di Fosca + 50 g di manitoba + 65 g di acqua (130% di idratazione)

Sì ho saltato qualche passaggio ma purtroppo il tempo a mia disposizione è sempre poco, io mi sono trovata con il barattolo sottovuoto e la pasta madre fuori dal barattolo...le magie degli lieviti.


La regola fondamentale, a mio dire, per una buona gestione è lasciar riscaldare lo lievito una volta prelevato da frigo, lavorarlo con le fruste elettriche per far incorporar più aria possibile e rimetterlo in un barattolo pulito, lasciarlo fuori una mezz'oretta (variabile dalla temperatura e dalla vivacità degli lieviti) e rimetterlo in frigo, chiuso e tranquillo.

L'uso di Fosca li.co.li è molto simile a prima, si lascia che il composto diventi a temperatura ambiente, si rinfresca e si lascia lievitare. Come si rinfresca?

Si pesa tutto il lievito, si aggiunge la stessa quantità di acqua e di farina (ora "00" finalmente) si azionano le fruste e si lascia lievitare la parte che ci serve per le nostre ricette, si mette l'eccedenza nel vaso pulito e si mette in frigo. Oppure si possono fare gli pseudo rinfreschi e qui vi rimando ad Anna e al suo procedimento, facile e che ha il pregio di non creare tantissimo lievito.

Io non ho tanto tempo per panificare, sopratutto in questo periodo e ho trovato un sistema meraviglioso per "riciclare" lievito.

In pratica mi faccio dei simil pancake, fatti di acqua, farina, lievito e bicarbonato, faccio tutto a occhio per ora, quando avrò trovato le dosi più o meno giuste posterò la "ricetta".

A volte, dopo un po' di tempo che non si rinfresca c'è una separazione tra la parte solida e quella liquida che resta in sospensione, si può rimescolare il lievito oppure rinfrescarlo, comunque è una cosa del tutto normale.

Oggi Fosca si presenta così:

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