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sabato 27 agosto 2011

Rifugio Quintino Sella 3585 m, Monte Rosa.

Una nuova gita, propostami già da un bel po’ da Ezio, sapendo che non soffro di vertigini, a differenza sua, voleva portarmi qui, primo perchè è un posto meraviglioso con una vista mozzafiato sul gruppo del Monte Rosa e secondo perchè è il rifugio più in alto in Italia dove, per arrivarci non si cammina su ghiacciaio, per ora non sono ancora riuscita a vincere il timore per i ghiacciai.
Mai vetta fu più sofferta a cominciare dalla sveglia, è impostata per suonare alle 5.45 a.m.…impostata bene, peccato che io l’ho spenta tre volte, risultato???Immaginate  mangiare la fetta di pane tostato mettendosi una maglietta…in ogni caso i nostri dieci minuti di ritardo li abbiamo già guadagnati, poveretta Sara, ha dovuto aspettarci.
Arriviamo a Pont  con mezz’ora di anticipo sulla tabella di marcia, ma non ci perdiamo d’animo, facciamo una seconda colazione in un bar, ottima direi, davvero buona, e lì mi viene da dire, lo vedi che un piccolo intoppo non rovina la giornata? Comunque avendo avuto così tanto anticipo aspettiamo Ezio che, ha fame, per cui ritorniamo felici al bar, colazione per lui caffè per noi, più che un giro in montagna sembra un pellegrinaggio al cappuccino!
Prendiamo coraggio e ci avviciniamo al punto  di partenza della seggiovia, Staffal 1823 m. Lì mi accorgo che nella fretta di partire mi son dimenticata le solette degli scarponi a casa, paura e panico, non possiamo tornare indietro son più di 100km, Nico mi cede quelli delle sue scarpe, anima buona e dolce il mio tesoro e così cominciamo l’ascesa. Lui è il cane del locale sportivo poco sotto le seggiovie che prenderemo:

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lo so che non c’entra nulla ma era bello pacifico e morbido, come al solito non ho resistito al fascino canino e l’ho accarezzato.
E ora, seggiovia, ma ricapitoliamo, Ezio soffre di vertigini, Sara soffre di vertigini, io non amo il vuoto e Nico non ha problemi, vi lascio immaginare l’aria che tirava in quella cabina…l’ansia era dura come un muro di cemento armato, fortunatamente nel tratto in salita non ci sono mai stati fermi per problemi, in ogni caso è stata lunghissimo il tratto, tanto che per percorrerlo a piedi ci sarebbero volute  due ore a piedi.
Infatti con la seggiovia arriviamo fino al Colle di Bettaforca 2672 m dove prendiamo il sentiero numero 9 per il rifugio, segnalatissimo, davvero è impensabile perdere questo sentiero.
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Si inerpica fino a 3585 m, la nostra meta, la danno per 3 h e 30 minuti, si cammina per il primo tratto su pietre abbastanza instabili (detriti del ghiacciaio) e poi si incomincia con un sentiero un po’ più esposto in cui sono state messe staffe di ferro, corde e catene per agevolare l’ascesa, non sono mancati incontri con guide i cui clienti erano legati.
Sicuramente è un ‘ascesa impegnativa ma non pericolosa.

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Abbiamo avuto molta fortuna col meteo è stata una giornata meravigliosa, al nostro arrivo ci siamo concessi queste:
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ovviamente pranzando!
Questa panoramica è per gentile concessione di Ezio, io ho scoperto che Eve non ha la funzione panoramica, sob.
Questa volta ho fatto poche foto, ma sul sentiero eravamo proprio tanti e non sempre era possibile fermarsi per documentare il nostro passaggio.
Monte Rosa
Un ringraziamento speciale a Ezio, nonostante le vertigini davvero forti è venuto lo stesso,è stato un bellissimo regalo di compleanno, grazie  Sara a cui avevo detto che saremmo andati in un rifugio del Monte Rosa senza specificare minimamente in quale, so però che le è piaciuto molto e grazie a Nico, senza i suoi plantari avrei patito le pene dell’inferno.

martedì 16 agosto 2011

Fenestrelle, la Fortezza…3996 gradini!

Siamo in Piemonte, Val Chisone, una delle due valli olimpiche del 2006.
Sono orgogliosamente ritornata in questa fortezza per farla visitare a due amici fiorentini, come per la prima volta abbiamo trovato una giornata bellissima e la stessa guida, Luca.
Ci sono un paio di premesse prima di parlare di questo meraviglioso posto, in primis questo esiste come lo conosciamo noi o come lo vedrete voi grazie a chi l’ha costruito e chi ora lo sta visitando,infatti attraverso le visite si finanzia l’azione della Associazione progetto San Carlo Forte di Fenestrelle Onlus responsabile del restauro e di tutte quelle attività che si svolgono in esso, mostre, visite e quant’altro.
Voi sapete la differenza tra Forte e Fortezza? Io non mi son mai posta il problema sinchè non ne ho visitata una, Exilles (Val Susa) è un Forte, Fenestrelle (Val Chisone) Fortezza, capirete senza che io mi dilunghi ora la differenza tra l’una e l’altra.
Per capire le dimensioni della Fortezza di Fenestrelle bisogna capire a cosa servisse, in Piemonte il nemico per antonomasia son sempre stati i Francesi, se si pensa che la Savoia ora è in Francia e che Nizza è stata merce di scambio per render possibile l’unità d’Italia capirete bene il peso delle mie parole.
La fortezza è situata presso l’omonima Città di Fenestrelle, posso dirvi che questa città è davvero a misura di uomo visto che è poco più di un paese e nemmeno molto popolato, però nonostante questo ha la circonvallazione, la strada non passa nel centro del paese (questa è l’accezione che useremmo tutti per definire questo posto) in cui invece c’è una stradina piccina picciò, una vera cittadina di montagna direi.
Mi piace sapere che la seconda muraglia al mondo per lunghezza è in Piemonte e nessuno lo sa, certo non è lunga nemmeno 1/3 della muraglia cinese (6350km) però comunque al mondo siamo i secondi con i nostri 3 km, per di più costruiti su un dislivello di 600m.
Infatti qui si parla di fortezza perchè i forti contenuti in essa sono tre, il Forte San Carlo all’ingresso basso, il Forte Tre Denti, in mezzo ai due, e il Forte delle Valli nell’ingresso alto, il primo ad esser stato costruito è quello alto, perchè in questa Fortezza l’unica cosa di scavato sono le fondamenta, tutto il resto è stato portato, sagomato e murato qui con roccia del luogo, forse può sembrarvi poco ma dovete tener conto che questi tre forti sono collegati tra loro da delle mura e sono percorsi da due diverse scale, una coperta 3996 gradini e una scoperta 2500 gradini, inoltre, vi sono 7 ridotte e 28 risalti, un’opera titanica sia nelle cifre sia dal vivo, ve lo posso assicurare.
Attraverso Luca, la nostra guida volontaria, abbiamo percorso tutti i forti, visitando molto di essi, ma capite bene che se in qualche ora si può vedere un forte in una giornata è difficile visitarne tre, oltretutto essendo a 6oo m di dislivello.
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Quello che vedete è la vista dalla Polveriera su il Forte San Carlo.
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Purtroppo Luca durante questa visita non ha spiegato cosa fosse questo “coso” e non ci siamo soffermati nemmeno nella Polveriera,un posto affascinate dove nulla, dico nulla è lasciato al caso, questa particolare costruzione è in realtà dove i soldati svuotavano i propri moschetti, un’operazione delicata ma necessaria per riporre in sicurezza le armi, dovete pensare che il Forte delle Valli (il più alto) l’hanno cominciato a costruire nel 1728 e gli ultimi lavori al nella Piazza del Governatore, davanti al Forte San Carlo sono stati ultimati nel 1850. La fortuna per noi è quella che in questo posto non vi è mai stata una guerra, per cui il forte è rimasto pressoché intatto, hanno fatto più danni l’abbandono e il furto, infatti come in ogni forte che si rispetti mancano i vetri (pochi) il legno, tutto il ferro che sono riusciti a portar via, i pavimenti dove erano belli e tutto quello che poteva servire, una sorta di supermercato del bricolage a cielo aperto.Si sono fermati solo su alcune grate, perchè erano in ferro pieno e non sono riusciti a segarle.
Bando alle ciance, la nostra visita prevede una salita e noi cominciamo a farla fuori dai forti, salendo piano piano sull’erba, poi però ci addentriamo nel vivo e finalmente arriviamo alla scala coperta
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come ho spiegato prima quest’opera titanica prevedeva due tipi di scale, una coperta e una reale, quella coperta è moto più faticosa e corre dentro le mura, è faticosa perchè non è pensata per gli uomini ma per i muli, che qui, nella Fortezza erano più importanti per gli uomini, per cui la scala ha il passo per gli zoccoli e la larghezza di due muli, l’esempio che fa Luca per immaginare meglio la situazione è quella del metrò, carichi il mulo e il mulo sale, sa dove deve andare,dove si deve o può fermare, ci sono poi dei posti in cui i soldati possono scaricare o caricare l’animale per consentire il traffico di merci, questi muli (incrocio tra cavalla e asino, quindi sterili) erano talmente importanti che le loro stalle erano le più lontane dal lato francese,a sud, mentre le camerate dei soldati erano dalla parte del versante francese a nord e fidatevi di me, se fa freddo in estate tanto da doverti portare un pile per visitare i forti dentro, in inverno andare a –30 °C è un attimo, solo che nell’epoca in cui la Fortezza è stata costruita e vissuta non c’erano i pile ma la lana cotta che, sarà pure calda, ma quando si inzuppa è come viaggiare con un ghiacciolo addosso.
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Ecco la scala scoperta, non ho pensato di fare una foto dove era pulita dalle erbacce, capite bene che pulire 2500 gradini è praticamente un’utopia, quando hai finito in basso devi ricominciare dall’alto e la situazione è questa quando ricominci a pulire.
artemisia absinthium, assenzio

Ed ora vi presento l’Artemisia absintium, ossia l’assenzio, liquido verdognolo che tutti ricordano per l’Amleto di Shakespeare, infatti un consumo smodato di questo liquore porta alla pazzia, ma bisogna anche ricordare le sue qualità terapeutiche: è un tonico e stimola le funzioni gastriche.
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Questo invece è il Berberis Vulgaris, ossia il crespino, pianta interessante direi è quasi totalmente velenosa, tranne le bacche, ricche di vitamina C anche questa pianta trova il suo utilizzo: è un emostatico, un febbrifugo ed è un tonico, insomma velenoso ma con molti risvolti favorevoli.
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Quest’ultimo è il Forte delle Valli, è in una posizione meravigliosa, è costruito sullo spartiacque del la Val Susa e della Val Chisone , guarda la testa delle due valli, in direzione francese ed anche Pinerolo, una posizione strategica molto importante.
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Questo è il portone di ingresso di questo Forte a cui arriva comodamente una strada asfaltata, si può scendere in val Susa da qui, dal lato valsusino infatti ogni anno si tiene una rassegna bella a vedersi, la riproduzione della battaglia dell’Assietta in cui i Piemontesi e non solo, combatterono i Francesi e da cui ha origine il detto Bugia nen (che in italiano equivale a dire, stai fermo). 20000 i francesi e 5000 gli “italiani” chi vinse???
Vi racconto in breve questa piccola battaglia:
I francesi si mossero verso gli “italiani” (scusate le virgolette ma ai tempi non esistevamo come popolo e l’esercito in quel frangente era costituito anche da austriaci nostri alleati) dal basso della valle all’ Assietta , 2000 m , l’esercito nostrano sapeva di essere in forte svantaggio numerico, per cui si misero a costruite un muro alto un metro e venti e largo uno e aspettò, impaurito dalla massa dell’esercito francese,però quando questo attaccò, si trovò di fronte un ostacolo non banale, correre in salita coi moschetti non è così semplice, poi a quella quota, ovviamente l’esercito “italiano” aveva paura ma da qualcuno è partì l’ordine “bugia nen” non ti muovere in sostanza, per cui nel ns esercitò girarono queste due parole che diedero coraggio da un lato e, soprattutto fu vissuto come un ordine, cosicché tutti fermi dietro al muro aspettarono di avere sotto tiro i francesi (le ns armi erano un po’ limitate) finché la fortuna volle che il comandante francese decise di partire lui stesso all’attacco, vestito bello colorato, giallo e nero verso l’avversario, lo ammazzarono…e che cosa si aspettava un banchetto? Sta di fatto che l’esercito francese, privo del comandate e con diverse migliaia di morti si ritirò e noi vincemmo, il detto a noi piemontesi è rimasto cucito addosso ma, devo esser sincera, sono orgogliosa.
Vi lascio con una pianta protetta, qui sembra coltivata in una fioriera, si tratta di Saxifraga stellaris, adora stare in quota e i terreni poveri, qui ha entrambe le cose.
Saxifraga stellaris

Spero di avervi incuriosito e che il giro vi sia piaciuto, Luca è una bravissima guida, molto preparata, qui ho descritto poco di quel che lui ha detto, tenete conto che la gita su per la Fortezza parte alle 9 e termina alle 18, lui è un gran chiacchierone e parla per gran parte del tempo.
Alla prossima!

mercoledì 6 luglio 2011

Monte Robinet, Alpi Cozie, Val Sangone.

Il posto che avevo scelto era il Rocciavrè ma alla fine ha vinto questo Monte Robinet, abbiamo la fortuna di abitare in una Comunità Montana e di far parte di un parco, il Parco dell’Orsiera Rocciavrè.
Quest’anno il mio obiettivo è quello di percorre quanti più passi a piedi sia possibile e vedere quanti più monti della mia zona.
Il nostro percorso incomincia al Santuario Madonna di Lourdes (Giaveno m 1100) da lì abbiamo incontrato il piccolo paesino di Molè e le prime salite…
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Questo pezzo di sentiero ci uccide tutte le volte, la salita comincia subito e fa caldo, nonostante siano le 8,30 più o meno, ma camminando camminando si arriva a un boschetto e qui la sorpresa è sempre la medesima…
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In pratica per tutto il sentiero ci sono cespugli di mirtilli, carichi, che aspettano solo le mani di chi passa, fino all’anno scorso qui si poteva raccogliere solo per autoconsumo, devo dire meno male, con tutti quelli che mi mangio io è meglio così!
In questa escursione non ho avuto modo di fotografare granchè, ad un certo punto del sentiero ci siamo accodati a una coppia di signori, che potevano benissimo essere i miei genitori per età e abbiamo camminato con loro; la signora in testa, piccina quanto forzuta aveva un’ottima andatura, quelle camminate serrate, costanti che non ti danno il fiatone, anzi, in pratica il corpo non sente la fatica del cammino, non ho potuto fare a meno che seguirli, abbiamo scambiato anche qualche parola, ci siamo fermati a bere insieme durante il sentiero e in un battibaleno (2h e15min) siamo arrivati al rifugio, con un buon 15 min di anticipo sulla tabella di marcia.
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Giusto per farvi capire, noi stiamo andando sulla punta a destra, quella piccola piccola laggiù, in fondo al vallone.
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Ecco qui uno dei pochi fiori a cui ho fatto la foto, si tratta di Arnica montana L. ragazzi è protetta dalla corolla alle radici!! Quindi non si raccoglie, mai!
E’ una pianta dalle qualità meravigliose, attenua i dolori muscolari e dopo una camminata potrebbe essere molto utile no? Questo non è un ottimo esemplare, è un po’ sfiorito, ma per il periodo e l’altezza è normale, questa mega margheritona è alta anche 25 cm, lungo il costone a sud ce n’erano diversi esemplati, diciamo una cinquantina, fanno una bella macchia di colore.
Lungo il sentiero, dopo il rifugio a cui ci siamo fermati abbiamo trovato questa fontana, Fontana dou Lou, Fontana del lupo, acqua ghiacciata…che manna!

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Visto che il mondo è un giardino abbastanza piccolo, volevo raccontarvi questo aneddoto: essendo ripartiti dal rifugio con i due signori di prima facevamo due chiacchiere, la seconda parte della camminata ha preso un passo più lento, più affaticato, ma non veniamo a scoprire che la signora in questione è la sorella di un caro amico di mio padre? Piccolo il mondo e pensare che io ho seguito all’università con sua figlia…il mondo è proprio piccolo piccolo, così siamo saliti su questo impervio sentiero insieme, parlando del più e del meno come vecchi amici.
Ci siamo divisi solo nell’ultima parte di sentiero, una salita disumana, io pensavo di vedere i puffi e le stelle, una salita in cui non si vedeva nulla perchè stava salendo la nebbia, in quello stato mentale in cui ti chiedi, “ma io oggi non avevo niente di meglio da fare che sfibrare i miei muscoli su questa cavolo di salita?”
SAM_2844-1Questo è quello che vedevo  mentre salivo.
Poi sono arrivata al colletto e questo è quello che si vede a 360°
pensavo già che fosse un magnifico paesaggio, la valle davanti a noi è quella del Sestriere (Valle Chisone) in basso c’è anche il Forte di Fenestrelle, un magnifico esempio di ingegneria italiana, oltre troviamo le alpi del delfinato francese, l’Orsiera, la Cristalliera, il gruppo del Rosa, le alpi Marittime, le Cozie. Insomma uno spettacolo che mi ha aperto il cuore e mi ha rigenerato, ho cominciato a trotterellare per andare in vetta, mancava poco, pochissimo, un passaggio di corda un po’ esposto e poi la cappella diventata bivacco aperta tutto l’anno.
In vetta abbiamo trovato la rosa dei venti e…il Re, il Monviso, bellissimo visto da qui, davvero una meraviglia, magari quest’anno conquisterò anch’io la sua vetta? Speriamo.
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Ecco il Monviso in tutto il suo splendore (è quella piramide innevata che svetta fra le altre montagne).
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E poi il gruppo del Rosa dove si vede anche il Cervino (la piramide sulla sinistra della foto):
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E questa è la cima con la cappella di cui parlavo prima, 2679 m s.l.m. .
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Si stava benissimo su,l’orzotto che ci eravamo portati era buonissimo…neanche a dirlo, abbiamo mangiato alle 13!
Ritornando dallo stesso sentiero abbiamo incontrato loro, una mandria di bellissimi vitelli.
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Ovviamente erano sparsi ovunque ed anche sul sentiero
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come non fotografarli!
Via si rientra a casa…
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Ed ora una parola che conoscete bene…SAM_2893
Che in italiano è un saluto storpiato, in piemontese vuol dire chiave.
Spero vi sia piaciuto il giro a me tantissimo, un po’ faticoso ma dal punto di vista naturalistico davvero meraviglioso.

martedì 28 giugno 2011

Due giorni importanti.

Avevo in mente di scrivere il post sulla montagna sul quale siamo stati domenica, un posto meraviglioso, ma non ci sono riuscita.
Ho provato ieri ha scrivere il post,anzi devo essere sincera ho provato a pensarlo ma non ce la facevo, ieri è stata una giornata calda e densa di avvenimenti per la mia valle, la Valle di Susa, per chi non ha presente dico solo una parola TAV .
Già nel mio blog leggete sito denuclearizzato e No tav, sono nata a Torino ma all'età di un anno sono stata trapiantata in bassa valle di Susa, con questo blog, oltre a divulgare i miei esperimenti culinari, mi propongo di far conoscere il mio Piemonte, le mie montagne, qui abbiamo posti meravigliosi ma poco conosciuti.
La mia valle oramai arriva alle cronache solo per le manifestazioni No Tav, per fatti di cronaca, come ieri, credo e spero che abbiate sentito i telegiornali, parte delle notizie erano distorte ma come disse O. Wilde: bene o male l'importante è che se ne parli.


Non sto a raccontarvi delle rava e della fava, penso che non vi interessi la mia opinione, però vorrei che la vostra opinione fosse il più possibile ponderata da voi e non dai giornalisti e dal governo, ieri al tg5 ho sentito delle cose che mi hanno fatto rizzare i capelli e mi è schizzata su una rabbia verso chi dovrebbe fare informazione ma sempre più chiaramente non la fa.
Questo è una parte di quello che è successo ieri.
Da ieri mattina alle 4.40 am la polizia in assetto anti-sommosa ha chiuso l'autostrada dal casello di Almese a quello di Bardonecchia per poter insediare il cantiere e ottenere così (forse) gli stanziamenti dalla comunità europea. Il cantiere è, e verrà presidiato militarmente, come gran parte della Val Susa, lo resterà perchè c'è paura.
Non mi sento di condannare i poliziotti, loro eseguono degli ordini, sono pagati da noi per questo, peccato che però eseguano degli ordini da persone che non abbiamo scelto noi, questa mi sembra la classica guerra tra poveri.
Noi difendiamo il nostro territorio da un'opera che ha dei risvolti economici importanti che ricadono su tutti gli italiani e che nel futuro, se verrà avviata, creerà finanziarie pesanti. Questo è l'aspetto su cui politici e giornalisti fanno procalmi, quello di cui si parla meno è il benessere, inteso come benessere sanitario e paesaggistico di una valle già fortemente antropizzata. 
Il video che segue è rimbalzato in rete a una velocità folle, non posso che condividerlo: questo è il movimento No Tav!


Fra qualche minuto partirà una manifestazione da Rivoli che finirà a Susa, in bicicletta, per ribadire il concetto di lentezza e sostenibilità.
Sta sera ci sarà una fiaccolata a Susa alla quale parteciperò, saremo tanti, sarà dura ma resisteremo!!
Il 3 luglio ci sarà una manifestazione a livello nazionale a Chiomonte, ore 9.
Namastè.

martedì 21 giugno 2011

Monte Sagro, Alpi Apuane.

Ohhh siamo tornati a camminare, Ave Montagna!!!
Ne sentivo proprio la mancanza, sgambettare, respirare aria pulita e stare a fantasticare mentre cammino è una cosa che mi rigenera.
Certo che se leggete qui  penserete che sono proprio una ciarlona, in realtà la camminata è durata sette ore, pause pranzo escluse, si ho usato il plurale, io in montagna ogni due o tre ore devo mangiar qualcosa, vado in deficit se no, è una cosa che ho imparato in questi ultimi quattro cinque anni, arrivo a un punto che non riesco più a connettere e cammino per inerzia, per cui mi basta poco, un frutto, due pomodorini, cioccolato, insomma qualcosa che mi fermi a fame e rilasci anche qualche sostanza nel mio corpo.


L'ascensione al Sagro è prevista in 60-80 minuti da Foce Pianza 1270 m, vi chiederete a sto punto che abbiamo fatto per tutto il tempo, abbiamo fatto l'anello basso e poi alla fine abbiamo seguito il sentiero per andare in punta, la discesa è avvenuta ovviamente per un percorso diverso...sapete abbiamo la capo gita a cui piace fare i giri ad anello...
Abbiamo seguito il sentiero che piano piano scende e, come dice Manuel, questa è tutta quota che poi dovremmo riprendere, mai parole furono così vere, in ogni caso abbiamo cominciato a seguire in sentiero n 172 del cai, si scende e si intercetta un taglio di cava, davvero impressionante, sembra veramente che il monte venga affettato. Purtroppo il Sagro è composto da un ottimo marmo, molto pregiato e le cave qui si sprecano.



Ecco come si vede l'azione antropica:

 Non sembra l'azione di un'affettatrice?

Invece se si guarda dal basso verso l'alto lo scenario cambia molto



abbiamo proseguito il percorso fino a Foce Luccica 1029 m da dove si interseca il sentiero n 38, anche qui lo scenario è abbastanza impressionante, quell'aggregato di case, in mezzo alle cave, è la famosa Colonnata, essendo questo un blog foot and food dovreste ben capire a cosa mi riferisco.



Abbiamo poi proseguito il nostro cammino sotto abeti bianche i faggi, fino a trovarci di fianco al Catino (è una depressione) e poi da lì hanno deciso che saremmo saliti in vetta...io devo fare la pigra del gruppo no?
Comunque alla fine l'ascensione è stata meravigliosa per la presenza prepotente della Saxifraga ligulata Bellardi:



ne ho fatto un book, mi incuriosiva tantissimo questa pianta, mai vista fiorita, ma davvero meravigliosa, formava mazzi bianchi per le rupi, sembravano dei bouquet, mi sono informata e ho scoperto che è endemica delle Alpi Apuane, dell'Appennino tosco-emiliano e delle Alpi Marittime, bellissima mi ha davvero incantata.
Un'altro fiore incontrato è la Dactylorhiza maculata (scusate non son sicurissima sono tutte molto simili)
della famiglia delle orchidee.



E poi il Lilium bulbiferum L. dalle mie parti chiamato Giglio di San Giovanni:



Il giro è stato impegnativo ma molto ludico, come al solito abbiamo fatto grandi chiacchierate, una sorta di scampagnata un po' più impegnativa, la terza cime, nella nebbia è la cima del Monte Sagro 1752 m.


Spero vi sia piaciuto.
Vi anticipo che il prossimo giro è sulle mie Alpi, un' escursione fatta qualche settimana fa in un posto meraviglioso.

mercoledì 18 maggio 2011

Pizzo d'uccello, Alpi Apuane


Eccomi di ritorno da una nuova gita montana, mancavo da un po' sulle Apuane, quasi ne sentivo il bisogno...oddio la mia pelle non è dello stesso avviso, visto che tutte le volte riesco a bruciarmi...marmo bianco...pelle bianca...ora bella rossa, vabbeh maniche lunghe per qualche giorno e la situazione migliorerà.
Il giro prevedeva il concatenamento di due vette, il Pizzo d'Uccello e il Grondilice, io per via di un ginocchio dolorante ho fatto solo la prima, sicuramente sarebbe stato bello il giro completo ma visto poi quanto ci ho messo a scendere e quanto ho patito, è andata bene così.
Che dire per andare al Pizzo d'uccello siamo usciti dall'autostrada ad Aulla e poi siamo arrivati a Vinca. Questo paesino è delizioso, abbastanza popolato, di forma circolare su una collina, insomma il posto ideale dove ritrovare il relax.

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Immersa nel verde con le montagne tutte attorno c'è Vinca.
Il ns giro prevedeva la salita seguendo il sentiero n 175 del Cai.
Questa ascensione è molto particolare perchè in pratica sino al colle non si vedono cave di marmo, il che è davvero meraviglioso, solo montagna, cielo, vegetazione e gracchi (simboli del parco, come mi ha detto Manù).
La vegetazione sulle apuane lascia a desiderare, nel senso che non ce n'è molta, però allo stesso modo si possono osservare scenari bellissimi, come questo, un ginepro nato tra i rami di un faggio, quando si dice collaborare!

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Questa è la vetta:

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La vista è dal colle, dove purtroppo si può vedere il disastro ambientale dovuto all'estrazione di marmo nei secoli.
Vi siete mai chiesti perchè più o meno nel centro dell'Italia si trovano delle Alpi?Quando queste in realtà si concentrano solo nel confine europeo e in Liguria? Se si parla di montagne nel centro Italia si parla, perlopiù di Appennino, ecco le Alpi Apuane sono un eccezione, un eccezione importante e interessante.
Queste Alpi sono nate milioni di anni fa dal fondo del mare per compressione, al loro interno sono spesso cave, tanto che qui si concentrano le grotte più profonde, il paradiso degli speleologi, si possono trovare dei meno mille e, fortunatamente, non le hanno ancora esplorate totalmente, chissà cos'altro scopriranno.


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Il sentiero che ci porterà in vetta.

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Come ormai è noto a chi legge i miei post montani, sono affascinata dai fiori, per cui fotografo tutto quello che non conosco per poi andarmelo a cercare e imparare i nomi, ognuno ha le sue fisse no?
Questa è una Pulsatilla alpina,comunemente chiamata anemone, era proprio sul sentiero, spero che nessuno l'abbia pestata o raccolta è protetta!!!

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Particolare dell'ascensione, il sentiero si dipana tra i calcare sbriciolato e quello ancora tutto intero, tante volte va attraversato arrampicando e disarrampicando in discesa.

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Ahhh che amore per le Genziane (Gentiana akaulis), peccato averne viste pochissime.

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Il nome di questo monte è composto Pizzo d'uccello, vi chiederete il perchè, la motivazione è abbastanza semplice, Pizzo va a definire il tipo di montagna, infatti la cima frastagliata ricorda un pizzo, mentre uccello...guardate al foto:
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Qui si trovano le vie di arrampicata più lunghe della Toscana, oltre 700 m di parete, della serie, portatevi il pane perchè il giro è lungo!
Il tempo era nuvoloso, la pelle ringrazia, quindi non abbiamo visto il mare davanti a  noi, da qui la visuale è davvero meravigliosa.
Sulla via del ritorno...
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Durante l'escursione ho trovato un punto in cui la Primula veris o primula vera cresceva rigogliosa, per chi non lo sapesse l'infuso allontana il mal di testa e i fiori sono commestibili, qualcuno li mette in insalata.

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Spero vi sia piaciuto il giro. Alla prossima!

martedì 3 maggio 2011

Diga del Moncenisio 2000 m.s.l.m, alta Val Susa, Piemonte.

Eccomi ritornata a raccontare una domenica diversa dal solito, non è un giretto montano questo è un salto nel passato, chi di voi mi legge da un po' sa che vivo al confine con la Francia, le Alpi sono il mio ambiente, mi piace girarle, questo posto è un luogo sia da Merenderos, sia di amanti del natura, sia essa antropica o naturale.
Il genere Merenderos è dato da uomini e donne atti a consumare pasti, sonnecchiate o lettura di libri e/o riviste a due passi, no dai facciamo uno, dalla portiera della macchina, possibilmente arrivando il più vicino possibile alla meta prevista, il che a volte vuol dire fare del fuoristrada e devastarsi il mezzo...come dire...se ci vai a piedi non ti fa male!
Tolta questa piccola digressione da montanara vi racconto di questo luogo.

La diga del Moncenisio si trova in zona franca tra Francia e Italia, poco distante dal valico del Moncenisio proprio sotto alla montagna da cui prende il nome, questo valico ha costituito per diversi secoli uno dei punti nevralgici per il commercio, come gran parte dell'arco alpino questa zona è stata presidiata militarmente, tanto che si trovano numerosi forti, tra i più semplici da visitare il Varisello, il Roncia, il Malamot, vi sono poi numerose bocche di fuoco, tantissimo filo spinato ancora ammucchiato e arrugginito, tantissime rocce incise dai militari dell'epoca. Sicuramente è una zona parecchio interessante per chi è affascinato alle fortificazioni dell'otto-novecento, come per tutto il vallo alpino.

Ovviamente il fascino del posto non è solo questo ma è anche l'aspetto naturale, in questo periodo si trovano: quasi sfioriti i crochi, in piena fioritura le genziane, gli anemoni, le violette, le arniche, insomma un giardino all'aperto, più avanti si troveranno tappeti di stelle alpine e orchidee selvatiche.
Inoltre, si incontrano marmotte appena sveglie con i cuccioli che giocano ignari del pericolo: il gheppio qui è ritornato a nidificare.
Sfortunatamente non abbiamo incontrato stambecchi e camosci, giustamente loro non stanno sul letto della diga ma sui costoni rocciosi su cui noi non abbiamo poggiato piede...
Marmota marmota, Marmotta
 Per tornare al ns giretto di domenica...vi chiederete cosa ci sia di tanto bello da vedere in una diga mezza vuota...è meraviglioso camminare nel letto della diga soprattutto sapendo che nel fondo ci sono nascoste altre tre dighe minori...in effetti i 320 milioni di metri cubi non si potevano certo trattenere con quelle tre dighettine piccicine picciò, così ne è stata costruita negli anni sessanta una realmente enorme, con un perimetro di 15 km interamente percorribili a piedi, il 15 di agosto si tiene una gara podistica, io certo non corro ma dev'essere uno spettacolo farlo a 2000m !

A spasso nella diga.
Paesaggio lunare.

in fondo a sinistra la seconda delle tre dighe sommerse, è la prima che si vede da lontano.


Prima diga.

La  diga odierna vista da "dentro".

La seconda diga vista da vicino.

Metamorfismo roccioso.



 In casi particolari, per manutenzione straordinaria, questa diga viene quasi interamente svuotata rivelando molti resti antropici e non, come questo:
ceppaia fossile di larice
Campanile sommerso
per 29 anni ho cercato di vederlo, guardando sempre nel posto sbagliato, vi chiederete cos'è, si dice che sia il campanile della chiesa del vecchio paese.
Particolare del meccanismo delle chiuse.


Se mi hai seguito fin qui ti potranno venire in mente due cose: una è, ma questa ci è o ci fa, ma su un letto di una diga ci hanno costruito una chiesa, ma mi prende in giro?
Seconda opzione: non ce la conta tutta.
Terza diga, casotto d'ispezione e campanile.
Chi di voi ha pensato alla prima opzione sappia che per metà è vera, non son del tutto normale, ma è più vera la seconda, non ve la racconto tutta,  se vi va leggete se no...saltate a piè pari questo paragrafo!
Come ho scritto prima, questo luogo è stato per secoli percorso dai viandanti, poco sotto si trova il comune più piccolo d'Italia, Ferrera, ben 5 abitanti stanziali...un luogo incantato, un paesino di montagna tutto costruito di pietre, losa e legno...dove fa un freddo pitone in inverno.
Poco sopra si trova Bar Cenisio, questa zona era molto ricca, c'erano molti hotel e case, perchè i viandanti avevano bisogno di guide che li facessero svalicare al di là delle montagne (la Savoia ora francese), avevano anche costruito una ferrovia (Fell) che ancora oggi corre parallela alla strada statale n 25, è incredibile vedere la conoscenza dei vecchi montanari, questa ferrovia era provvista di gallerie paravalanghe, si è conservata perfettamente in alcuni punti e un po' meno in altri, sta di fatto che l'ultima galleria prima di arrivare al Pian San Nicolao è ancora tutt'ora utilizzata in periodi particolarmente nevosi, quando la strada scompare e lì entra solo la neve soffiata dal vento gelido.
Purtroppo quest'opera ingenieristica fu un fallimento, in primis per i costi di costruzione e gestione e in secondo luogo per la costruzione del tunnel del Frejus, quest'ultimo è stato il reale motivo per cui questo valico alpino ha perso gran parte del suo interesse commerciale.
Tutt'ora viene chiuso a metà novembre e riaperto a metà aprile a seconda delle precipitazioni nevose.
Sapendo questo vi potete immaginare il motivo per il quale al fondo della diga c'è una chiesa e quindi un paese, il viaggio da Bar Cenisio o da Ferrera al valico era lungo e non sempre agevole, quindi serviva un punto tappa per spezzare le fatiche del viaggio, qui si trovava anche un ospedale, gestito da frati e un intero paese, ricostruito interamente al di sotto della diga odierna, fossi in loro non vivrei tranquilla lì sotto, si dice che se la diga si rompesse l'acqua arriverebbe a Torino e inonderebbe tutta la val Susa...non stento a crederci.
Quel campanile è quindi la riprova che non sono matta.Nel letto della diga si trovano perfettamente conservate le ceppaie fossili dell'epoca, diverse costruzioni civili, molte costruzioni militari e ancora un pezzo della vecchia strada napoleonica, insomma un concentrato di storia sott'acqua per gran parte dell'anno.
In questo giretto abbiamo potuto vedere tanto grazie al livello basso e al poco apporto idrico della neve, ma è rimasto un po' di ghiaccio...

Residui di inverno.
Cristalli di ghiaccio.


Cristalli di ghiaccio due...
La ripresa vegetativa delle piante:
Crocus vernalis, croco.
Coni nuovi del larice (Larix decidua).

Pulsatilla vernalis ,Anemone primaverile

Io ho scattato oltre 150 foto...mai così tante nella stessa giornata e mi son dovuta fermare, Eve aveva la batteria ko!
Spero che il reportage e tutto il post vi sia piaciuto e, magari, vi abbia incuriosito un po'.
Buona giornata.



Aggiornamento!!!!
NOOOOOOOO, dopo aver scritto questo post mi sono posta ulteriori domande e le ho poste a diverse persone per quanto riguarda una foto di un reperto trovato vicino al campanile e...ho scoperto che quello che tutti vendono come campanile in realtà non lo è...uffa!!!Tanta leggenda andata in fumo.

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